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sabato 24 aprile 2010

delle mattine piovose...



... sul terrazzo.

venerdì 23 aprile 2010

di eco friendly


Ieri è stato il giorno del pianeta terra.
Ieri ho fatto un giro sulla rete cercando cosa offre il mercato dell’ecosostenibile per i bambini.
C’è tanto, ma non ancora tutto. Tra tanti siti oggi ho scelto questo.
Diversi prodotti per il gioco e per disegnare (per questo l’ho scelto?) che rispettano l’ambiente e che sono originali e semplici. Mi hanno colpito i sassi colorati che possono essere un’alternativa ai normali colori (e agli odiatissimi, dalla sottoscritta, pennarelli) e che per forma e dimensione possono essere utilizzati anche dai più piccoli.
C‘è anche una sfiziosa e tentatrice sezione dedicata ai prodotti di costo inferiore ai 10 euro, per piccoli pensieri eco friendly.

Io come sono? Sono ecologica in maniera egoistica.
Non sono di quelle persone che si fanno dei problemi se il frigorifero rimane aperto qualche secondo di più, sono di quelle che si attardano sotto la doccia per rilassarsi un po’, lascio molti elettrodomestici in stand-by, alle volte per distrazione altre volte per esigenze logistiche.
Però ho una fissazione per i materiali naturali: i tessuti in cotone, lino e sono il terrore delle commesse perché punto al cartellino e se leggo "acrilico 0,5%" rinuncio all’acquisto. Amo le tinte a calce, i pavimenti in legno naturale, i quaderni di carta riciclata. Propongo i due passi all’uso dell’auto. Ho anche acquistato il depuratore a sali che fa contenti tutti: me, il mio portafoglio e il mio pianeta. Nel piccolo della mia professione faccio una verifica dei punti cardinali. Chiedo di spegnare l’aria condizionata se la stanza è in ombra e c’è un alito di vento.
Faccio e compro quello che mi piace, e molto spesso è anche ecocompatibile.
Sono eco-egoista. Meglio di niente.

Non saremo noi a consegnare o meno ai nostri figli un pianeta in buone condizioni. Non abbiamo questa responsabilità almeno fino a quando le leggi che lo governano, lo stile e i ritmi che vengono imposti per viverlo sono quelli di oggi. La responsabilità che possiamo assumerci è quella di insegnare che se si può scegliere, allora scegliamo il meglio. Che molto spesso è meglio anche per noi. Così se un giorno, in virtù di chissà quale miracolo, cambiano le leggi di produzione e imposte (seriamente) nuove regole, i nostri figli sapranno già come comportarsi. In modo naturale.

venerdì 16 aprile 2010

di tutti i colori

Quindi: del bianco.
Il bianco è una filosofia di vita oppure lo odi.
Strana prerogativa per il colore che è tutti colori, che è la luce.
Comunque, io sono una di quelle che ne subisce il fascino e sono anche il caso di una legge del contrappasso mancata: vivo l’infanzia e l’adolescenza in una camera bianca e non perdo giorno per reclamare la voglia di colore contestando puntualmente le scelte cromatiche del genitore di turno.
Finalmente l’occasione di poter decidere di un ambiente, ormai in età matura, in quasi totale libertà e che colore scelgo? Il bianco.
Quindi non sapevo di amarlo. Mi ha scelta lui.
Lo ammetto: mi sono fatta tentare e di recente ho avuto una parentesi colorata ma tra noi non ha funzionato. L’ho scelto consapevolmente, l’ho pianificato. Niente: alla prima occasione sono tornata sui miei passi.

Bianco.
Ma sentite come lo voglio.
Il total white lo trovo respingente. Troppa luce, troppa violenza. Ti assale e non trovi riparo, non hai riposo ovunque volgi lo sguardo. Ti mette in una situazione emotiva pesantissima e tesa, alle volte ho come l’impressione di sentirmi nuda su una superficie fredda.
Il bianco lucido è da dosare con estrema cura. Riflette tutta la luce che ha dentro. Troppo rumore per nulla.

Il bianco va stemperato. Ecco la sua formula vincente.
Chiama vicino qualcosa di non bianco per rivelarsi tale ed essere apprezzato.
Allora il pavimento, il soffitto, gli arredi o altri elementi della stanza devono avere altri colori, altri materiali.
E qui gli amanti del bianco si dividono.
Quelli che giocano con i colori caldi, rigorosamente opachi, i pastello, i colori tenui, della terra o il caldissimo legno (in tutte le essenze) il cui fine è un ambiente rilassato e silenzioso.
E quelli delle tinte forti e delle laccature che ravvivano il accendono l’ambiente e parlano a voce alta.
Tanto più marcato e acceso è il contrasto e più i colori si avvicinano a quelli primari tanto più l’effetto è chiassoso (e tanto più non sono ammesse variazioni sul tema colore per non creare stonature).

Io sono per gli ambienti che parlano sottovoce, che creano ambienti intimi.
L’ atmosfera sospesa dove la luce non è limpida ma appena sporcata da polvere e umidità.

Il bianco è luce, quindi sole, quindi vita.
Ma questo lo dice chi è innamorato del bianco.

giovedì 15 aprile 2010

La settimana importante

La settimana del design a Milano.
L’evento che tutto il mondo del design (e non solo) aspetta per un anno.
No, non è il salone.
E' il fuorisalone.

Nato per gioco, nato per caso, raccoglie più idee di quelle contenute nella fiera.
Perché non ha regole, non ha schemi, non ha stand come celle divise in pannelli di mdf.
http://fuorisalone.it/2010